"L'illusione è la gramigna più tenace della coscienza collettiva: la storia insegna, ma non ha scolari". (Antonio Gramsci)

domenica 7 aprile 2013

Crisi del debito pubblico: una storia già vista ...

Negli anni duemila e fino allo scoppio della crisi del nostro debito sovrano, nessuna parte politica si è levata per denunciare il crescente indebitamento dell'Italia verso l'estero, e proporre misure restrittive della spesa funzionali al riequilibrio dei flussi con l'estero, o una radicale riqualificazione di questa spesa a supporto della competitività del sistema industriale.

Sembra in effetti una storia già vista... proprio come negli anni Ottanta, anche questa volta il problema dell'indebitamento non è stato affrontato per tempo.

Guai a formulare foschi presagi! Non bisogna scontentare i cittadini! Si fa macelleria sociale! Si perdono le elezioni! Meglio allora tirare a campare... fino all'arrivo dell'immancabile resa dei conti, nella quale i problemi non affrontati in precedenza si ritrovano drammaticamente ingigantiti (effetto "snow ball").

Eppure grazie all'entrata nell'euro, lo Stato italiano ha potuto beneficiare appieno della riduzione dei tassi di mercato. Tra 1998 e 2010 la spesa per interessi sul debito pubblico si è ridotta ogni anno in media di 25 mld di euro rispetto a quanto veniva pagato in precedenza (vedi grafico). Complessivamente si è trattato di una somma superiore ai 320 miliardi di euro!

Arrivati sull'orlo del baratro, alcuni accostano la situazione dell'Italia a quella dell'Irlanda o della Spagna, affermando che la crisi finanziaria è stata originata dalla dinamica del debito privato e non dal livello raggiunto dal debito pubblico, che anzi in quegli anni è rimasto piuttosto stabile in rapporto al Pil.

Ma costoro prima di plaudire alla stabilità del debito pubblico, dovrebbero spiegarci dove sono andati a finire i 320 miliardi che lo Stato ha risparmiato in termini di minori interessi. Dovrebbero dirci come è stata "investita" questa montagna di soldi, o perchè non è stata utilizzata per abbattere il debito.

E quando si addita come causa della crisi la dinamica del debito privato, per onestà intellettuale si dovrebbe pure riconoscere che in Italia non c'è stata la bolla immobiliare che si è osservata nei paesi sopra citati e che l'indebitamento privato, pur se in crescita, si è mantenuto su livelli inferiori rispetto a quelli della zona euro.

La realtà è che la posizione finanziaria netta del settore privato ha comunque sempre evidenziato un avanzo su livelli ben superiori a qualli dei paesi della zona euro. Mentre, all'opposto, il settore pubblico si è mantenuto su livelli elevati di disavanzo, pur avendo potuto beneficiare del calo della spesa per interessi.

Tornando alle miserie del presente ... si osserva come il livello raggiunto dalla disperazione sociale fa oggi pendant con il disorientamento, la frammentazione, la corsa allo scaricabarile, la ricerca di nemici esterni e di complotti ai danni dell'Italia, la tentazione del ritorno all'autarchia finanziaria e commerciale ... insomma, niente di particolarmente nuovo nella nostra Storia.

Un cordiale saluto.
Emilio L.

2 commenti:

  1. attendevo la nascita del suo blog.
    Oggi mi sono messo a cercare altri suoi scritti in rete e l'ho scovato, fresco fresco.
    Molto bene. La ringrazio.

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    1. Grazie per l'incoraggiamento.
      A presto.

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